Qinghai in cinese 青海 singifica mare blu, e infatti qui c’è il lago più grande di tutta la Cina.

Nel 121 a.C. qui la dinastia Han costituì una base militare nell’odierna Xining (nelle immagini sopra, carrozza e cavallo di legno di epoca Han).

Durante la dinastia Yarlung, il Qinghai passò sotto l’influenza tibetana, alla caduta della dinastia nel 842 d.C., il potere fu riempito da governatori locali.

Nel XII secolo il Qinghai fu compreso dall’impero Yuan, alla caduta degli Yuan il potere venne conteso da regnanti mongol i e Lhasa. Gli imperatori Qing poi ristabilirono il totale controllo.

Il Qinghai divenne ufficialmente una provincia cinese nel 1929, durante il periodo repubblicano.

Verso la fine degli anni Cinquanta la zona fu scelta come centro di ricerca sulle armi nucleari. E nel quarant’anni successivi vennero fatti almeno 30 test nucleari in una miniera del Qinghai.

Infatti, in qualsiasi luogo dove vengono souvenir si trova scritto “Atomic city“: proprio a nelle steppe di Jinyintan di Xihai alla Base 221 si sono tenuti i test e sviluppati i progetti segreti per l’atomica.

Nel 1964 la Cina ha fatto detonare la prima atomica, e nel 1967 la prima bomba a idrogeno.

In realtà, spesso nel racconto del “turismo rosso” non si fa molta differenza tra Qinghai, Gansu e Xinjiang, ciò che è importante è la percezione che questi eroi della patria hanno fatto e dato per la grande nazione.

Arrivo a Xining, il capoluogo un bel sabato di luglio, c’è sole ma è fresco. Avevo letto dei problemi di acclimatamento ad elevate altitudini, quindi procedo con calma.

La mia prima tappa è il museo provinciale del Qinghai, l’ingresso è gratuito ed è diviso in tre livelli. Lascio la borsa ai locker (gratuiti per le prime 3 ore) e parto dall’ultimo piano per poi scendere. Nel firmare il mio ingresso noto che prima di me ci sono registrati altri turisti da USA e Francia, infatti poi li incontro tra le sale.

Il museo parla della storia del Qinghai e mostra alcuni notevoli reperti ritrovati negli scavi dell’area, racconta delle diverse popolazioni che si sono succedute e che tutt’ora continuano ad abitare queste terre come i musulmani Hui, Salar e Uiguri oltre ai tibetani e gli Han.

Esco, pranzetto veloce al volo in un posticino vicino al museo. Non ho mal di testa ma sento la stanchezza, tra il volo e l’altitudine mi sembra normale.

Proseguo il pomeriggio con la visita alla Grande Moschea, ingresso gratuito, mi copro le spalle scoperte come da indicazione del baoan all’ingresso. Circa 1/3 della popolazione di Xining è di fede islamica e questa moschea è una delle 4 più grandi di tutta la Cina.

L’attuale costruzione moderna è frutto di restauri, la costruzione originale risale al XIV secolo. Tranne la sala principale si può visitare tutto il complesso, come ammirare i bagni, per uomini e donne, per l’abluzione.

Uscita dalla moschea, mi riverso nella strada pedonale Tuanjie yi xiang (团结一巷) adiacente ricolma di stand che vendono prodotti locali, da uva a carne di Yak, oltre a varie cianfrusaglie. Continuo a piedi finché non trovo una piccola finestrella di un forno. Mi sporgo per chiamare la ragazza le indico una pagnotta che con mia grande sorpresa mi porto a casa per soli 2 yuan.

Proseguo ancora un po’ a piedi e mi trovo in Mojia

Ormai è quasi sera mi dirigo verso Tangdao 637, un luogo pieno di centri commerciali dove si svolge la vita moderna. Per arrivarci volevo prendere una bici a noleggio, ma la città non ha questo servizio, allora prendo il bus che con mia sorpresa trovo ben decorato con tanti peluche sul cruscotto e pizzo sulla macchinetta di lettura della carta e sullo specchio retrovisore.

Queste decorazioni per me rimarranno un mistero, fino al prossimo viaggio.

Arrivo alla piazza, domani inizia il FIRST film festival, e infatti tutto intorno ci sono i banner dell’evento.

Su Xiguandajie verso sud si apre una strada pedonale piena di ristorantini, tra BBQ e cucina locale, carne di Yak, agnello, riso, noodle, e ravioli, non manca nulla. Una vera gioia per gli occhi e il palato.

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